Che dono grande e prezioso ci ha fatto Lanfranco Binni, curando – insieme ad Antonio Resta per Il Ponte Editore – il Carteggio 1963-1995 di Walter Binni e Sebastiano Timpanaro. Questa pubblicazione si deve all’impegno tanto meritorio che Lanfranco Binni si è assunto di conservare e continuare a promuovere l’opera del padre, il grande storico della letteratura, con particolare attenzione a tutto quello che riguarda il lavoro critico che ha determinato la “svolta” decisiva nell’interpretazione della personalità e della poesia di Giacomo Leopardi. Qualcosa per cui si potrebbe attribuire a Lanfranco un accoglimento profondo e consapevole dell’ammonimento estremo di Fortini “proteggete le nostre verità”.
E basterebbe riandare anche per sommi capi alle posizioni di Walter Binni, di Luporini, di Timpanaro (ma soprattutto di Binni, per incisività e continuità) a partire dal 1947 per comprendere in quale ambito – polemico, combattivo, trasformativo – ci stiamo muovendo, e anche riprendere il titolo della Premessa dei curatori di questo Carteggio – Intellettuali “disorganici”. Leopardi, il materialismo, la politica – per capire, ancora una volta, in quale campo “di parte” questa importante operazione culturale si colloca.
È il campo del nostro Leopardi, come lo chiama, anche qui, Walter Binni, quel Leopardi “eroico”, e non il Leopardi puramente idillico, in cui vollero limitarlo i moderati di ogni tempo, spaventati dalle implicazioni etiche (e conseguentemente politiche) a cui conduceva il pessimismo critico del poeta, specie nell’ultima fase. Il Leopardi, insomma, del solidarismo materialistico ispirato alla filantropia e al mutuo soccorso: “Tutti fra sé confederati estima / gli uomini, e tutti abbraccia / con vero amor, porgendo / valida e pronta ed aspettando aita / negli alterni perigli e nelle angosce / della guerra comune” (la guerra di resistenza contro la natura, ostile e indifferente).
Il nostro Leopardi, che Walter Binni dichiara qui, ancora una volta, di voler continuare a servire. Come farà fino alla fine, promuovendo un cambiamento radicale nell’interpretazione di Leopardi che non avrà effetti solo di tipo angustamente accademici (importantissimi, ma, se soli, infine sterili), ma anche effetti ancora vivi e fecondi in ambiti tanto più larghi, come poche altre cose nella nostra storia recente.
Anche perché, come ricordava Salvatore Lo Leggio, si è incontrato con il fatto che a un certo punto sulle cattedre di lettere dei licei e degli istituti tecnici cominciavano a salire i “ragazzi del Sessantotto”: che evidentemente trovarono, nelle parole di Binni su Leopardi, nuovi fondamentali spunti per proseguire una propria idea di impegno e di lotta in quella scuola e in quella società (e chissà se i giovanotti di Azione studentesca oggi li accuserebbero pubblicamente in quelle loro liste di “cattivi maestri” di sinistra: ebbene, sì!).
Questo Carteggio Binni-Timpanaro è un forte incoraggiamento a conservare – nonostante tutto - lo sguardo aperto a una realtà “liberata e fraterna” (così Walter Binni, per Capitini).